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<title>Diario (2)</title>
<link>http://novecento.etz.it/blog</link>
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<dc:rights>Copyright 2007</dc:rights>
<dc:date>2007-05-02T19:05:34+01:00</dc:date>
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<title> Sky condition: clear. Autorizzato al decollo </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/17640</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=17640</comments>
<description> Ha un volto rotondo, capelli biondi e occhi azzurri, il mio addio agli esami universitari. Si chiama Lia, è lassistente del professore di consumer behaviour. È carinissima, ti ascolta sorridendo e annuisce con il suo naso allinsù, guardandoti fisso negli occhi. Che cosè il linking value? E via, un po tremante, a parlare di marketing tribale, modelli teorici, economia dellesperienza. I nomi? Nicosia, Howard, un vuoto. Ti darei 24, è come se mi avesse confessato che non mi amava più. Leggermente corrucciata, non ci può fare niente, ma continua a guardarmi fissa negli occhi, tesa in avanti. Limprecisione si paga. Si vede che hai studiato, ma... Così poco? Allora dimmi ancora le caratteristiche dei cult. Rappresentatività, ritualità, mito e la quarta... è la più facile, ora le ho dette invertendo lordine e non mi viene più in... affettività! Ti amo, Lia. Passa a 25, firma tutto. E questa è lultima domanda che mi farete sul nome di un autore o la definizione di un suo cacchio di inutile modello teorico. La festa è finita, non ci saranno più ripassi al fulmicotone, ritrovi agitati 6 ore prima dellesame, bigliettini stampati a computer e ritagliati in mini-slide. Basta appelli, basta evidenziatori che scandagliano 400 pagine per trarne 40 perle di saggezza, basta conteggi sulle dita di una mano per memorizzare nomi, titoli e anni. Rimane una mente aerodinamica, pronta a girare e punzecchiare. Forme di pensiero affilate come spade, un mare di idee, sparse e illeggibili. Inizia una nuova età di giochi. Quelli in cui si vince o si perde, si accelera o si frena, si inventa e si crea, si rischia e si paga tutto. Leccitazione è sempre la stessa, uguale a quella di una voce tremante davanti agli occhi azzurri di Lia. </description>
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 Ha un volto rotondo, capelli biondi e occhi azzurri, il mio addio agli esami universitari. Si chiama Lia, &egrave; lassistente del professore di consumer behaviour. &Egrave; carinissima, ti ascolta sorridendo e annuisce con il suo naso allins&ugrave;, guardandoti fisso negli occhi.<br /> Che cos&egrave; il linking value? E via, un po tremante, a parlare di marketing tribale, modelli teorici, economia dellesperienza. I nomi? Nicosia, Howard, un vuoto. Ti darei 24, &egrave; come se mi avesse confessato che non mi amava pi&ugrave;. Leggermente corrucciata, non ci pu&ograve; fare niente, ma continua a guardarmi fissa negli occhi, tesa in avanti. Limprecisione si paga. Si vede che hai studiato, ma... Cos&igrave; poco? Allora dimmi ancora le caratteristiche dei cult. Rappresentativit&agrave;, ritualit&agrave;, mito e la quarta... &egrave; la pi&ugrave; facile, ora le ho dette invertendo lordine e non mi viene pi&ugrave; in... affettivit&agrave;! Ti amo, Lia. Passa a 25, firma tutto. E questa &egrave; lultima domanda che mi farete sul nome di un autore o la definizione di un suo cacchio di inutile modello teorico.<br /> La festa &egrave; finita, non ci saranno pi&ugrave; ripassi al fulmicotone, ritrovi agitati 6 ore prima dellesame, bigliettini stampati a computer e ritagliati in mini-slide. Basta appelli, basta evidenziatori che scandagliano 400 pagine per trarne 40 perle di saggezza, basta conteggi sulle dita di una mano per memorizzare nomi, titoli e anni.<br /> Rimane una mente aerodinamica, pronta a girare e punzecchiare. Forme di pensiero affilate come spade, un mare di idee, sparse e illeggibili. Inizia una nuova et&agrave; di giochi. Quelli in cui si vince o si perde, si accelera o si frena, si inventa e si crea, si rischia e si paga tutto. Leccitazione &egrave; sempre la stessa, uguale a quella di una voce tremante davanti agli occhi azzurri di Lia. 
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<dc:date>2007-01-31T13:01:29+01:00</dc:date>
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<title> Io in 500 caratteri </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/9173</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=9173</comments>
<description> &quot;Vive su una nave a forma di monolocale, a Milano. Viaggia continuamente, da 23 anni, per dimostrare di essere una persona libera, ma soprattutto per poter pubblicare le fotografie di viaggio sul suo sito internet. Ha quasi finito di studiare Strategie della Marca allo IULM e per il futuro è indeciso tra una vacanza e un lavoro. Quel che è certo è che continuerà a scrivere. E a viaggiare, con Elizabeth. Quella di Orgoglio e Pregiudizio.&quot;  [size=2](EDIT: modificato un paio di cose, versione delle 11,30 di venerdì)[/size]  Mi assomiglio?  </description>
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 &quot;Vive su una nave a forma di monolocale, a Milano. Viaggia continuamente, da 23 anni, per dimostrare di essere una persona libera, ma soprattutto per poter pubblicare le fotografie di viaggio sul suo sito internet. Ha quasi finito di studiare Strategie della Marca allo IULM e per il futuro &egrave; indeciso tra una vacanza e un lavoro. Quel che &egrave; certo &egrave; che continuer&agrave; a scrivere. E a viaggiare, con Elizabeth. Quella di Orgoglio e Pregiudizio.&quot;<br /> <br /> <span style="font-size:10px; "> (<span style="color: red">EDIT</span>: modificato un paio di cose, versione delle 11,30 di venerd&igrave;)</span><br /> <br /> Mi assomiglio? [uhm] 
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<dc:date>2006-03-10T00:03:13+01:00</dc:date>
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<title> Dreamin in the rain </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/7836</link>
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<description> Finalmente anche su Fioriblu, Dreamin in the rain, un mio recente racconto, pubblicato sull&amp;#039;ultimo numero di Label.  [indent]Autunno milanese. Calore appannato, brusio sordo, io e Anna seduti al tavolo in silenzio, col fiatone e i volti arrossati. Abbiamo corso a perdifiato, tra i fari delle auto e le pozzanghere, aggrappati ad un piccolo ombrello, e lacqua tiepida ci ha intrisi dalle scarpe alle punte dei capelli. Abbiamo corso fino a trovare piazza Cordusio e Ronald McDonald ad accoglierci. Di solito Anna porta una cresta alta una ventina di centimetri e un ciuffo che si protende in avanti, ma lacqua ha disciolto la costruzione e ora i capelli le colano un po dappertutto. La felpa che indossa è mia, e stona meravigliosamente nel suo abbigliamento da sera, un Burberry bianco e nero. Con un dito si aggiusta gli occhiali e solleva la frangia, mentre si alza per prendere posto in coda.  Anna ha ventanni e il suo monolocale di Porta Romana è un luogo di passaggio come tutti gli altri. Viaggia da sola, ossessivamente, capricciosamente. «Bagagli per due, sulla Z3, non ci stanno.» Ora è appena tornata da un lungo giro in solitaria e, come dabitudine, non mi racconta nulla. Inclina la Coca-Cola, invece, e beve dalla cannuccia.   Anna, quella felpa ti sta proprio da schifo.  Ovvio, è tua.  E me lhai anche bagnata.  Anche lombrello è tuo.  Ecco, dovevo mollarti sotto la pioggia, te e il tuo vestitino scollato.  Non sarebbe cambiato granché. Sorridendo si passa una mano nei capelli e poi se lasciuga nella maglia.  Il brusio aumenta con le persone che mano a mano trovano rifugio nel McDonalds. Si sentono frammenti di frasi spagnole e qualche rauco incedere arabo. Al nostro tavolo si avvicinano due pallidi backpackers, ottengono il permesso di sedersi e si liberano degli zaini. Anna simpettisce leggermente e dimprovviso alza gli occhi verso di me, inspirando, e inizia a raccontare, seria.  Sono tornata a Neuschwanstein.  Annuisco impercettibilmente.  Mi han fatto parcheggiare giù, e lho fatta a piedi fino al castello.  Che sei andata a fare?  Domanda stupida.  Ho portato il violino. Ho aspettato che se ne andassero tutti, poi lho tirato fuori e mi sono messa proprio in centro allo spiazzo. Ero tutta in nero, sera nuvolosa, dovevi vedere. Si materializza, Anna, con la cresta nera, il corpetto e gli stivali lucidi, che attende i suoi cinque secondi scenici, immobile in posa, occhi chiusi e gomito alzato, larchetto appoggiato alle corde. Il grande piazzale di ghiaia deserto, e alle sue spalle il castello bianco, infinitamente più alto di lei.  Non sapevo perché fossi lì. Per un attimo mi sono vergognata, solo per un attimo. Poi ho mosso i crini sulle corde ed è uscito un sol fortissimo. Parla come se si sentisse in colpa, fa una pausa e cerca con gli occhi la sua Coca-Cola. I due americani hanno preso troppe patatine e ce ne offrono, poi si mettono discretamente in ascolto.   Non mi sono più fermata. Ho giocato, improvvisato, mescolato. Bach e Vanessa Mae, Vivaldi, Paganini, tutto. Faceva un freddo cane, mi gelavano le mani e i piedi, ma ho suonato tanto.  Non è la prima volta.  Lo so, ma è stato diverso. Leffetto è stato diverso.  Non era esaltante?  Non solo. Il suono usciva da solo, io eseguivo e insieme ascoltavo. Guardavo avanti a me, fisso, mi chiedevo fin dove arrivasse il suono e vedevo dove arrivavo io. Capisci?  No. Anche gli americani hanno le facce di chi non ha capito.   Hai mai sentito dire che quando un albero cade nella foresta, e non cè nessuno a sentire, non fa nessun rumore? Laltra sera la musica era tutta mia, dipendeva da me completamente, dal concepimento allesecuzione alla fruizione. E non era solo estasi, era proprio la delimitazione di tutto il mio campo: ero io! Ero sicura, forte, protetta, ero a casa. Immagino Anna dentro una bolla denergia terribilmente new-age, una sfera viola che ingloba un pezzo di foresta e il castello di Ludwig. Persino gli americani annuiscono.  Per me e Anna, quello di oggi è il primo appuntamento. Abbiamo sempre comunicato attraverso le-mail, e lho amata in un modo particolare, non serio, letterario, tratteggiando il mio personaggio con le parole, così come lei tratteggiava il suo. Ci siamo incontrati nel pomeriggio grigio di oggi, davanti alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, perché Anna doveva assolutamente mostrarmi una cosa. Avevamo due ombrelli a ripararci, ed eravamo entrambi in ritardo, ma quando sono arrivato lei era già lì. Di sicuro mi ha visto appena sono sceso dal 72; mi è venuta incontro, con lo sguardo basso e laria serena. Cera un bel casino su corso Vercelli e Anna aveva quasi dovuto urlare il primo «Ciao». Lì è successo qualcosa, gli ombrelli si sono toccati ed è stato un po come trovarsi sbalzati al termine di un volo nelliperspazio. Voglio dire, i suoi occhi erano quelli che conoscevo da sempre e non avevo nessun dubbio a riguardo, ma per qualche minuto ci siamo comportati come se non ci conoscessimo affatto. Gli ombrelli ci costringevano a una certa distanza: a disagio ma al sicuro. Così ho cominciato a chiudere il mio, per entrare in libreria. Anna mi ha seguito e ha buttato lombrello in un angolo, dove sarebbe rimasto, credo di proposito. Nellarea Classici è stato un continuo indicarsi titoli e raccontare ricordi e consigliare acquisti e discutere e litigare. A un tratto mi prende la mano, mi tira verso la Q e mi sposa con una certa violenza a Icaro involato di Queneau: «Senza questo, di me non puoi capire niente.»  I due americani ora cominciano a rendermi nervoso. Mi alzo e faccio un segno ad Anna per farle capire che è tardi. Lei mi guarda interrogativa, cannuccia in bocca, e aspirando compiaciuta risponde con il suono della Coca-Cola on the rocks vuota. Fuori non piove più.   Dopo un po che suonavo Bach, a Neuschwanstein, ho chiuso gli occhi e ho cominciato a raccontare di te, di papà, di Max e degli altri.  E non hai avuto più paura.  Non ho avuto più paura, di nulla. Sorride mentre si gode il rumore cadenzato dei suoi tacchi bassi, che la portano verso laperitivo.  Sono andata avanti per un bel po. Poi ho sentito una vibrazione sul petto, ritmica. Lho seguita con la musica, poi ho aperto gli occhi ed era tutto buio, tranne la luce dei riflettori dietro di me, e ho visto altre luci che mi venivano incontro.  Anna, sei terribilmente new-age.  La vibrazione era il telefonino.  E chi era?  Tu.  E non mi hai risposto?  Certo che no.  Meno male, visto che io non ti ho chiamata.  Le luci erano i fari di una vecchia Mercedes bianca e verde.  Con le scritte Polizei sulle fiancate, magari.  Già.  Fa un gesto teatralmente rassegnato e entrambi tratteniamo il riso.  Sono stati gentili.  Quando usciamo dal Key-Largo, Anna guarda il telefono e mi annuncia che deve andare. I suoi capelli hanno ripreso una forma civile, grazie alla toilette del locale, ma il suo senso dellorientamento è un po annebbiato. Per trovare la sua macchina, la devo trascinare per otto chilometri, mentre lei continua ad azionare il telecomando sperando che lauto, ovunque sia, risponda. Appena si reincontrano, la padrona si tuffa dalla portiera sinistra, raggiunge il cassettino del passeggero e ne trae una piccolissima fotocamera digitale. Esce e si mette in posa al mio fianco. «Non è mia.» Avvicina la testa fino ad appoggiare la tempia sul mio orecchio e scatta, e ci acceca. «Ridi.» E scatta di nuovo. Giro la testa, la bacio sulla guancia e lei scatta. Sbattiamo gli occhi per riprendere il senso della vista e dellequilibrio, mentre Anna mi porge la fotocamera: «Questa era la cosa che dovevo farti vedere. Tienila, ma mandami le foto». Mi abbraccia forte per quattro secondi e un attimo dopo la BMW romba, il tettuccio si apre e le ruote cominciano a manovrare per tirarsi via dal parcheggio, mentre io mi incammino verso casa, roteando il piccolo ombrello chiuso.  Nella fotocamera ci sono due autoscatti mossi di Anna, di fronte al castello, e ottantasei fotografie di una coppia di giovani sposi russi, in viaggio di nozze a Roma. Bellissime.[/indent]  [img=http://www.etz.it/extra/jo/label.gif center]   Lietissimo di ricevere critiche e commenti!  </description>
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 Finalmente anche su <b><a href="http://www.fioriblu.it" target="_blank">Fioriblu</a></b>, <b>Dreamin in the rain</b>, un mio recente racconto, pubblicato sull&#039;ultimo numero di <a href="http://www.labelmag.com" target="_blank">Label</a>.<br /> <br /> <div style="margin-left:20px;"> Autunno milanese. Calore appannato, brusio sordo, io e Anna seduti al tavolo in silenzio, col fiatone e i volti arrossati. Abbiamo corso a perdifiato, tra i fari delle auto e le pozzanghere, aggrappati ad un piccolo ombrello, e lacqua tiepida ci ha intrisi dalle scarpe alle punte dei capelli. Abbiamo corso fino a trovare piazza Cordusio e Ronald McDonald ad accoglierci.<br /> Di solito Anna porta una cresta alta una ventina di centimetri e un ciuffo che si protende in avanti, ma lacqua ha disciolto la costruzione e ora i capelli le colano un po dappertutto. La felpa che indossa &egrave; mia, e stona meravigliosamente nel suo abbigliamento da sera, un Burberry bianco e nero. Con un dito si aggiusta gli occhiali e solleva la frangia, mentre si alza per prendere posto in coda.<br /> <br /> Anna ha ventanni e il suo monolocale di Porta Romana &egrave; un luogo di passaggio come tutti gli altri. Viaggia da sola, ossessivamente, capricciosamente. &laquo;Bagagli per due, sulla Z3, non ci stanno.&raquo; Ora &egrave; appena tornata da un lungo giro in solitaria e, come dabitudine, non mi racconta nulla. Inclina la Coca-Cola, invece, e beve dalla cannuccia.<br /> <br />  Anna, quella felpa ti sta proprio da schifo.<br />  Ovvio, &egrave; tua.<br />  E me lhai anche bagnata.<br />  Anche lombrello &egrave; tuo.<br />  Ecco, dovevo mollarti sotto la pioggia, te e il tuo vestitino scollato.<br />  Non sarebbe cambiato granch&eacute;.<br /> Sorridendo si passa una mano nei capelli e poi se lasciuga nella maglia.<br /> <br /> Il brusio aumenta con le persone che mano a mano trovano rifugio nel McDonalds. Si sentono frammenti di frasi spagnole e qualche rauco incedere arabo. Al nostro tavolo si avvicinano due pallidi backpackers, ottengono il permesso di sedersi e si liberano degli zaini.<br /> Anna simpettisce leggermente e dimprovviso alza gli occhi verso di me, inspirando, e inizia a raccontare, seria.<br />  Sono tornata a Neuschwanstein.  Annuisco impercettibilmente.<br />  Mi han fatto parcheggiare gi&ugrave;, e lho fatta a piedi fino al castello.<br />  Che sei andata a fare?  Domanda stupida.<br />  Ho portato il violino. Ho aspettato che se ne andassero tutti, poi lho tirato fuori e mi sono messa proprio in centro allo spiazzo. Ero tutta in nero, sera nuvolosa, dovevi vedere.<br /> Si materializza, Anna, con la cresta nera, il corpetto e gli stivali lucidi, che attende i suoi cinque secondi scenici, immobile in posa, occhi chiusi e gomito alzato, larchetto appoggiato alle corde. Il grande piazzale di ghiaia deserto, e alle sue spalle il castello bianco, infinitamente pi&ugrave; alto di lei.<br />  Non sapevo perch&eacute; fossi l&igrave;. Per un attimo mi sono vergognata, solo per un attimo. Poi ho mosso i crini sulle corde ed &egrave; uscito un sol fortissimo.<br /> Parla come se si sentisse in colpa, fa una pausa e cerca con gli occhi la sua Coca-Cola. I due americani hanno preso troppe patatine e ce ne offrono, poi si mettono discretamente in ascolto. <br />  Non mi sono pi&ugrave; fermata. Ho giocato, improvvisato, mescolato. Bach e Vanessa Mae, Vivaldi, Paganini, tutto. Faceva un freddo cane, mi gelavano le mani e i piedi, ma ho suonato tanto.<br />  Non &egrave; la prima volta.<br />  Lo so, ma &egrave; stato diverso. Leffetto &egrave; stato diverso.<br />  Non era esaltante?<br />  Non solo. Il suono usciva da solo, io eseguivo e insieme ascoltavo. Guardavo avanti a me, fisso, mi chiedevo fin dove arrivasse il suono e vedevo dove arrivavo io. Capisci?<br />  No.<br /> Anche gli americani hanno le facce di chi non ha capito. <br />  Hai mai sentito dire che quando un albero cade nella foresta, e non c&egrave; nessuno a sentire, non fa nessun rumore? Laltra sera la musica era tutta mia, dipendeva da me completamente, dal concepimento allesecuzione alla fruizione. E non era solo estasi, era proprio la delimitazione di tutto il mio campo: ero io! Ero sicura, forte, protetta, ero a casa.<br /> Immagino Anna dentro una bolla denergia terribilmente new-age, una sfera viola che ingloba un pezzo di foresta e il castello di Ludwig. Persino gli americani annuiscono.<br /> <br /> Per me e Anna, quello di oggi &egrave; il primo appuntamento. Abbiamo sempre comunicato attraverso le-mail, e lho amata in un modo particolare, non serio, letterario, tratteggiando il mio personaggio con le parole, cos&igrave; come lei tratteggiava il suo.<br /> Ci siamo incontrati nel pomeriggio grigio di oggi, davanti alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, perch&eacute; Anna doveva assolutamente mostrarmi una cosa. Avevamo due ombrelli a ripararci, ed eravamo entrambi in ritardo, ma quando sono arrivato lei era gi&agrave; l&igrave;. Di sicuro mi ha visto appena sono sceso dal 72; mi &egrave; venuta incontro, con lo sguardo basso e laria serena. Cera un bel casino su corso Vercelli e Anna aveva quasi dovuto urlare il primo &laquo;Ciao&raquo;. L&igrave; &egrave; successo qualcosa, gli ombrelli si sono toccati ed &egrave; stato un po come trovarsi sbalzati al termine di un volo nelliperspazio. Voglio dire, i suoi occhi erano quelli che conoscevo da sempre e non avevo nessun dubbio a riguardo, ma per qualche minuto ci siamo comportati come se non ci conoscessimo affatto. Gli ombrelli ci costringevano a una certa distanza: a disagio ma al sicuro. Cos&igrave; ho cominciato a chiudere il mio, per entrare in libreria. Anna mi ha seguito e ha buttato lombrello in un angolo, dove sarebbe rimasto, credo di proposito. Nellarea Classici &egrave; stato un continuo indicarsi titoli e raccontare ricordi e consigliare acquisti e discutere e litigare. A un tratto mi prende la mano, mi tira verso la Q e mi sposa con una certa violenza a Icaro involato di Queneau: &laquo;Senza questo, di me non puoi capire niente.&raquo;<br /> <br /> I due americani ora cominciano a rendermi nervoso. Mi alzo e faccio un segno ad Anna per farle capire che &egrave; tardi. Lei mi guarda interrogativa, cannuccia in bocca, e aspirando compiaciuta risponde con il suono della Coca-Cola on the rocks vuota. Fuori non piove pi&ugrave;.<br /> <br />  Dopo un po che suonavo Bach, a Neuschwanstein, ho chiuso gli occhi e ho cominciato a raccontare di te, di pap&agrave;, di Max e degli altri.<br />  E non hai avuto pi&ugrave; paura.<br />  Non ho avuto pi&ugrave; paura, di nulla.<br /> Sorride mentre si gode il rumore cadenzato dei suoi tacchi bassi, che la portano verso laperitivo.<br />  Sono andata avanti per un bel po. Poi ho sentito una vibrazione sul petto, ritmica. Lho seguita con la musica, poi ho aperto gli occhi ed era tutto buio, tranne la luce dei riflettori dietro di me, e ho visto altre luci che mi venivano incontro.<br />  Anna, sei terribilmente new-age.<br />  La vibrazione era il telefonino.<br />  E chi era?<br />  Tu.<br />  E non mi hai risposto?<br />  Certo che no.<br />  Meno male, visto che io non ti ho chiamata.<br />  Le luci erano i fari di una vecchia Mercedes bianca e verde.<br />  Con le scritte Polizei sulle fiancate, magari.<br />  Gi&agrave;.  Fa un gesto teatralmente rassegnato e entrambi tratteniamo il riso.  Sono stati gentili.<br /> <br /> Quando usciamo dal Key-Largo, Anna guarda il telefono e mi annuncia che deve andare. I suoi capelli hanno ripreso una forma civile, grazie alla toilette del locale, ma il suo senso dellorientamento &egrave; un po annebbiato. Per trovare la sua macchina, la devo trascinare per otto chilometri, mentre lei continua ad azionare il telecomando sperando che lauto, ovunque sia, risponda.<br /> Appena si reincontrano, la padrona si tuffa dalla portiera sinistra, raggiunge il cassettino del passeggero e ne trae una piccolissima fotocamera digitale. Esce e si mette in posa al mio fianco. &laquo;Non &egrave; mia.&raquo; Avvicina la testa fino ad appoggiare la tempia sul mio orecchio e scatta, e ci acceca. &laquo;Ridi.&raquo; E scatta di nuovo. Giro la testa, la bacio sulla guancia e lei scatta.<br /> Sbattiamo gli occhi per riprendere il senso della vista e dellequilibrio, mentre Anna mi porge la fotocamera: &laquo;Questa era la cosa che dovevo farti vedere. Tienila, ma mandami le foto&raquo;.<br /> Mi abbraccia forte per quattro secondi e un attimo dopo la BMW romba, il tettuccio si apre e le ruote cominciano a manovrare per tirarsi via dal parcheggio, mentre io mi incammino verso casa, roteando il piccolo ombrello chiuso.<br /> <br /> Nella fotocamera ci sono due autoscatti mossi di Anna, di fronte al castello, e ottantasei fotografie di una coppia di giovani sposi russi, in viaggio di nozze a Roma. Bellissime.</div><br /> <br /> <a href="http://www.labelmag.com" target="_blank"><div style="text-align: center"><img src="http://www.etz.it/extra/jo/label.gif"></div></a><br />  <br /> Lietissimo di ricevere critiche e commenti! :) 
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<dc:date>2006-01-09T23:01:52+01:00</dc:date>
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<title> compleannici </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/5304</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=5304</comments>
<description> Ohhhh sono estremamente commosso e sprizzante una innaturale gioia per la giornata di ieri. È stato un compleanno riuscito, anzi bellissimo, anzi incredibile, a cominciare dalla riunione dei 7 etzini più indemoniati del mondo, seduti intorno ad un tavolo in bilico sull&amp;#039;acqua di portofino.  E champagne su una spiaggia tutta per noi, i walkie talkie che non si capiva un accidente, le dita puntate verso le vetrina di gucci, le corse in macchina, il non-aperitivo, la scalinata ripidissima, le luci spente con scintille e canzoncina, i vostri sguardi, i sottintesi, i tremolii delle ruote in autostrada e delle mani sul tavolo. Non posso smettere di dirvi grazie. Essenzialmente perché siete bellissimi.   [img=http://www.etz.it/extra/PICT4828sml.jpg center] </description>
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 Ohhhh sono estremamente commosso e sprizzante una innaturale gioia per la giornata di ieri.<br /> &Egrave; stato un compleanno riuscito, anzi bellissimo, anzi incredibile, a cominciare dalla riunione dei 7 etzini pi&ugrave; indemoniati del mondo, seduti intorno ad un tavolo in bilico sull&#039;acqua di portofino. <br /> E champagne su una spiaggia tutta per noi, i walkie talkie che non si capiva un accidente, le dita puntate verso le vetrina di gucci, le corse in macchina, il non-aperitivo, la scalinata ripidissima, le luci spente con scintille e canzoncina, i vostri sguardi, i sottintesi, i tremolii delle ruote in autostrada e delle mani sul tavolo.<br /> Non posso smettere di dirvi grazie. Essenzialmente perch&eacute; siete bellissimi. :)<br /> <br /> <div style="text-align: center"><img src="http://www.etz.it/extra/PICT4828sml.jpg"></div> 
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<dc:date>2005-09-05T11:09:44+01:00</dc:date>
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<title> decollo </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/5171</link>
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<description> ma che cacchio ci vado a fare a trieste domattina? bella domanda. </description>
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 ma che cacchio ci vado a fare a trieste domattina?<br /> bella domanda. 
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<dc:date>2005-08-28T23:08:46+01:00</dc:date>
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<title> Scontrosa </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/4253</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=4253</comments>
<description> Devo annunciare alla community un evento molto doloroso che tocca la mia vita e indirettamente quella di tutti. La EtzMobile #1, altresì conosciuta come &quot;Scontrosa&quot;, è ormai in fin di vita.  L&amp;#039;altro ieri, appena uscita d&amp;#039;officina per vari tremori, dopo operazioni alla ventola del raffreddamento e alla ruota posteriore sinistra, ha manifestato un altro sintomo di cattiva salute. Tossendo, sputando e soprattutto fumando, s&amp;#039;è così fermata in Via Sardegna, per un guasto alla cinghia del servosterzo.  Il carro attrezzi del carrista dotato di occhiali da sole, auricolare bluetooth e di telecomando per la pedana, se l&amp;#039;è portata via, per via Tolstoj verso chissà dove.  Ora non so dove si trova. Sta molto male, sta vivendo i suoi ultimi giorni, dopo cinque anni di condivisione di chilometri e chilometri, di asfalto fango e neve, promenades sentieri e autostrade, città balneari, metropoli mediterranee e paesini scandinavi.  [img=http://viaggi.etz.it/images/photos/528.jpg center]  La EtzMobile #1 Scontrosa ci sta lasciando, e nella fattispecie sta lasciando me a piedi.  Con cordoglio annuncio i programmi per le manifestazioni d&amp;#039;addio. Se le condizioni della moribonda ce lo permetteranno, si organizzerà un pic-nic fosforescente sulla Milano-Genova: area di sosta autostradale, in compagnia della colonnina SOS, tutti i partecipanti dotati di giubbino catarinfrangente e triangolo di segnalazione emergenza. Tutti gli etzini saranno invitati ad unirsi alla carovana, che avvicinandosi al party point, si esibirà in una coreografia studiata ad hoc. </description>
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 Devo annunciare alla community un evento molto doloroso che tocca la mia vita e indirettamente quella di tutti. La <b>EtzMobile #1</b>, altres&igrave; conosciuta come &quot;Scontrosa&quot;, &egrave; ormai in fin di vita.<br /> <br /> L&#039;altro ieri, appena uscita d&#039;officina per vari tremori, dopo operazioni alla ventola del raffreddamento e alla ruota posteriore sinistra, ha manifestato un altro sintomo di cattiva salute. Tossendo, sputando e soprattutto fumando, s&#039;&egrave; cos&igrave; fermata in Via Sardegna, per un guasto alla cinghia del servosterzo.<br /> <br /> Il carro attrezzi del carrista dotato di occhiali da sole, auricolare bluetooth e di telecomando per la pedana, se l&#039;&egrave; portata via, per via Tolstoj verso chiss&agrave; dove.<br /> <br /> Ora non so dove si trova. Sta molto male, sta vivendo i suoi ultimi giorni, dopo cinque anni di condivisione di chilometri e chilometri, di asfalto fango e neve, promenades sentieri e autostrade, citt&agrave; balneari, metropoli mediterranee e paesini scandinavi.<br /> <br /> <div style="text-align: center"><img src="http://viaggi.etz.it/images/photos/528.jpg"></div><br /> <br /> La EtzMobile #1 Scontrosa ci sta lasciando, e nella fattispecie sta lasciando me a piedi. <br /> Con cordoglio annuncio i programmi per le manifestazioni d&#039;addio. Se le condizioni della moribonda ce lo permetteranno, si organizzer&agrave; un pic-nic fosforescente sulla Milano-Genova: area di sosta autostradale, in compagnia della colonnina SOS, tutti i partecipanti dotati di giubbino catarinfrangente e triangolo di segnalazione emergenza.<br /> Tutti gli etzini saranno invitati ad unirsi alla carovana, che avvicinandosi al party point, si esibir&agrave; in una coreografia studiata ad hoc. 
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<dc:date>2005-06-27T03:06:53+01:00</dc:date>
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<title> stasera </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/4188</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=4188</comments>
<description> Stasera c&amp;#039;è una cena importante, in un luogo bellissimo, con le persone a cui davvero tengo.  Il cuore sta per sfondarmi le costole e non so se è per colpa della cena greca di ieri, dell&amp;#039;esame che avrò tra 3 ore, oppure per questa serata, che forse è la prima del genere.  Insomma, sarà una bella giornata. Speriamo di riuscire almeno a digerire la cena greca. </description>
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 Stasera c&#039;&egrave; una cena importante, in un luogo bellissimo, con le persone a cui davvero tengo.<br /> <br /> Il cuore sta per sfondarmi le costole e non so se &egrave; per colpa della cena greca di ieri, dell&#039;esame che avr&ograve; tra 3 ore, oppure per questa serata, che forse &egrave; la prima del genere.<br /> <br /> Insomma, sar&agrave; una bella giornata. Speriamo di riuscire almeno a digerire la cena greca. 
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<dc:date>2005-06-23T10:06:18+01:00</dc:date>
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<title> Cittadinanza </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/3991</link>
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<description> Tra qualche ora partirò per Siena - mia </description>
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 Tra qualche ora partir&ograve; per Siena - mia &lt;3 citt&agrave; di residenza.<br /> Vado a votare per il referendum, faccio 900km e probabilmente piover&agrave; pure.<br /> Se sar&agrave; uno sforzo inutile andr&ograve; a prendere tutti gli astenuti e gli dar&ograve; una bastonata in testa. Tanto, chilometro pi&ugrave; chilometro meno.<br />  
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<dc:date>2005-06-13T00:06:46+01:00</dc:date>
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<title> scene da un capodanno milanese </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/1396</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=1396</comments>
<description> Una cosa pazzesca. Non so se i milanesi sono abituati a questo genere di cose, ma.  Allora, oggi a pranzo vado a chiedere al parrucchiere sotto casa se può tagliarmi i capelli nel pomeriggio, dal momento che D&amp;G era chiuso. Lui mi fa &quot;sì sì, nessun problema, vieni a che ora vuoi&quot;. Tranquillo, allora, prendo la pizza dal giapponese e me la porto a casa.  Alle 16:30 vado di nuovo, e mi trovo il posto pieno di gente. Uno alla sedia e tre bruttissimi tipi che aspettano, stipati sul divanetto strettissimo. Allora interpello il capo della baracca e gli chiedo a che ora posso tornare, visto il casino che c&amp;#039;è. Lui mi fa: «Oh guarda, io quando ho finito me ne vado via. Se vuoi tornare dopo, lo fai a tuo rischio e pericolo.»  Ma! Sono sconvolto. Conscio del valore del mio tempo, starò qui a otziare e staserà andrò all&amp;#039;EtzCapodanno con i capelli lunghi. Ma pensa te! </description>
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 Una cosa pazzesca. Non so se i milanesi sono abituati a questo genere di cose, ma.<br /> <br /> Allora, oggi a pranzo vado a chiedere al parrucchiere sotto casa se pu&ograve; tagliarmi i capelli nel pomeriggio, dal momento che D&amp;G era chiuso.<br /> Lui mi fa &quot;s&igrave; s&igrave;, nessun problema, vieni a che ora vuoi&quot;. Tranquillo, allora, prendo la pizza dal giapponese e me la porto a casa.<br /> <br /> Alle 16:30 vado di nuovo, e mi trovo il posto pieno di gente. Uno alla sedia e tre bruttissimi tipi che aspettano, stipati sul divanetto strettissimo.<br /> Allora interpello il capo della baracca e gli chiedo a che ora posso tornare, visto il casino che c&#039;&egrave;. Lui mi fa:<br /> &laquo;Oh guarda, io quando ho finito me ne vado via. Se vuoi tornare dopo, lo fai a tuo rischio e pericolo.&raquo;<br /> <br /> Ma!<br /> Sono sconvolto.<br /> Conscio del valore del mio tempo, star&ograve; qui a otziare e staser&agrave; andr&ograve; all&#039;EtzCapodanno con i capelli lunghi. Ma pensa te! 
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<dc:date>2004-12-31T17:12:48+01:00</dc:date>
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<title> Provinciali </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/1123</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=1123</comments>
<description> Sono ad Alba, per il weekend, e da qualche giorno in vena di confronti filosofici tra la metropoli e la cittadina.  Oggi, uscendo di casa, m&amp;#039;è preso male: diamine, si vedeva il cielo! Per ora Alba si difende ancora, non ha nulla da invidiare a Milano. I paesini qui intorno invece... mmh. Poi abbiamo cominciato a notare, io e i miei nuovi coinquilini guardando la tv, come l&amp;#039;Italia mediatica giri intorno a Milano e come Milano sia sempre il riferimento e il punto di confronto o di partenza. La domanda che mi rimane in mente ora è: ma come hanno fatto i milanesi (cioè gli avanguardisti e modelli d&amp;#039;Italia) a comprendermi o a comunicare con me in tutti questi anni? (Non sanno com&amp;#039;è vivere fuori, in un posto tanto esotico che dalla finestra si vede il cielo) </description>
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 Sono ad Alba, per il weekend, e da qualche giorno in vena di confronti filosofici tra la metropoli e la cittadina. <br /> Oggi, uscendo di casa, m&#039;&egrave; preso male: diamine, si vedeva il cielo!<br /> Per ora Alba si difende ancora, non ha nulla da invidiare a Milano. I paesini qui intorno invece... mmh.<br /> Poi abbiamo cominciato a notare, io e i miei nuovi coinquilini guardando la tv, come l&#039;Italia mediatica giri intorno a Milano e come Milano sia sempre il riferimento e il punto di confronto o di partenza. La domanda che mi rimane in mente ora &egrave;: ma come hanno fatto i milanesi (cio&egrave; gli avanguardisti e modelli d&#039;Italia) a comprendermi o a comunicare con me in tutti questi anni? (Non sanno com&#039;&egrave; vivere fuori, in un posto tanto esotico che dalla finestra si vede il cielo) 
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<dc:date>2004-12-04T21:12:14+01:00</dc:date>
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<title> moving </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/1005</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=1005</comments>
<description> Saluti saluti, il pargolo s&amp;#039;en va alla metropoli. Qualche giorno senza telefono, un po&amp;#039; di viaggi, trasporti, valigiate di roba ecc. A prestoooo e buon divertimento a tutti   jo.milano </description>
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 Saluti saluti, il pargolo s&#039;en va alla metropoli.<br /> Qualche giorno senza telefono, un po&#039; di viaggi, trasporti, valigiate di roba ecc.<br /> A prestoooo e buon divertimento a tutti :)<br /> <br /> jo.milano 
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<dc:date>2004-11-22T18:11:48+01:00</dc:date>
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<title> love the sinner </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/552</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=552</comments>
<description> Passo il tempo a fissare un mucchietto di DVD vergini, immobile, pensando al backup che avrei dovuto fare quando i miei dati erano ancora leggibili.  Love the sinner, hate the sin, come questa mattina dice Calvin. </description>
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 Passo il tempo a fissare un mucchietto di DVD vergini, immobile, pensando al backup che avrei dovuto fare quando i miei dati erano ancora leggibili.<br /> <br /> Love the sinner, hate the sin, come questa mattina dice Calvin. 
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<dc:date>2004-10-08T11:10:02+01:00</dc:date>
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<title> autumnquake </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/548</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=548</comments>
<description> Come è ormai nelle tradizioni del Novecento maggiorenne, inizia l&amp;#039;autunno e una serie di problemi cominciano ad accavallarsi sotto i miei occhi. Appena risolte tutte le menate per le due università (cattolica e iulm), viaggiando da Siena verso Milano, nel viaggio simbolico che rappresenta il trasloco dell&amp;#039;anima tra il granducato e la metropoli, ecco che arriva il primo colpo: &quot;hai dimenticato lo zaino qua&quot;. E va be&amp;#039;. Me lo faccio spedire, arriva ad Alba addirittura in anticipo, ma quando ne traggo il disco fisso e lo collego al computer scopro che non funziona più. Ciò significa che rischio di perdere tutti i miei dati, o meglio di pagare tipo 500 per il recupero. Son stato al telefono un&amp;#039;ora con un tizio di milano del DataRecovery. Alla fine m&amp;#039;ha salutato e ho pensato che la cosa più bella di milano è che anche alle 18:59 ti dicono &quot;buona giornata&quot;. A Siena &quot;buona sera&quot; già a mezzogiorno. E no, caspita, buona giornata. Perché mica è ancora finita. Fossi in me farei attenzione alla macchina. Questi momenti sono i peggiori. Sono sicuro che tra poco mi mollerà. L&amp;#039;ottimismo vola. Via. Calma. Calma. </description>
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 Come &egrave; ormai nelle tradizioni del Novecento maggiorenne, inizia l&#039;autunno e una serie di <b>problemi</b> cominciano ad accavallarsi sotto i miei occhi.<br /> Appena risolte tutte le menate per le due universit&agrave; (cattolica e iulm), viaggiando da Siena verso Milano, nel viaggio simbolico che rappresenta il trasloco dell&#039;anima tra il granducato e la metropoli, ecco che arriva il primo colpo: &quot;hai dimenticato lo zaino qua&quot;. E va be&#039;. Me lo faccio spedire, arriva ad Alba addirittura in anticipo, ma quando ne traggo il disco fisso e lo collego al computer scopro che non funziona pi&ugrave;.<br /> Ci&ograve; significa che rischio di perdere tutti i miei dati, o meglio di pagare tipo 500 per il recupero.<br /> Son stato al telefono un&#039;ora con un tizio di milano del DataRecovery.<br /> Alla fine m&#039;ha salutato e ho pensato che la cosa pi&ugrave; bella di milano &egrave; che anche alle 18:59 ti dicono &quot;buona giornata&quot;. A Siena &quot;buona sera&quot; gi&agrave; a mezzogiorno. E no, caspita, buona giornata. Perch&eacute; mica &egrave; ancora finita.<br /> Fossi in me farei attenzione alla macchina. Questi momenti sono i peggiori. Sono sicuro che tra poco mi moller&agrave;.<br /> L&#039;ottimismo vola. Via.<br /> Calma. Calma. 
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<dc:date>2004-10-07T19:10:59+01:00</dc:date>
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<title> dispatches </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/534</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=534</comments>
<description> ecco una bella notizia interessante. Stamattina sono partito da siena per andare a milano, ho preso tutte le ultime cose che avevo lasciato nella mia vecchia casa (il poster della Finnair, il Barolo dell&amp;#039;82, la mia sedia). Quando ero a Bologna ed ero ovviamente in ritardo sulla tabella, nicola mi scrive un messaggio &quot;hai lasciato la borsa, possibile?&quot; Infatti. Ho lasciato il mio zaino, e cioe` essenzialmente il mio disco fisso esterno e l&amp;#039;alimentatore del mio computer. In altre parole, sono senza computer fino a lunedi`, cioe` quando la MBE me lo riconsegnera` qui ad Alba. Mi connettero` dall&amp;#039;agenzia di mia madre o non lo so. Amen, occupero` il tempo dormendo. Etz rules. </description>
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 ecco una bella notizia interessante.<br /> Stamattina sono partito da siena per andare a milano, ho preso tutte le ultime cose che avevo lasciato nella mia vecchia casa (il poster della Finnair, il Barolo dell&#039;82, la mia sedia). Quando ero a Bologna ed ero ovviamente in ritardo sulla tabella, nicola mi scrive un messaggio &quot;hai lasciato la borsa, possibile?&quot;<br /> Infatti. Ho lasciato il mio zaino, e cioe` essenzialmente il mio disco fisso esterno e l&#039;alimentatore del mio computer. In altre parole, sono senza computer fino a lunedi`, cioe` quando la MBE me lo riconsegnera` qui ad Alba.<br /> Mi connettero` dall&#039;agenzia di mia madre o non lo so. Amen, occupero` il tempo dormendo.<br /> Etz rules. 
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<dc:date>2004-10-06T18:10:55+01:00</dc:date>
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<title> futurum esse </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/427</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=427</comments>
<description> Una cosa importante ho imparato da questa esperienza di laureaggio.  [indent]Se hai tre anni di tempo per fare una cosa, e tutti generalmente ce ne mettono quattro, è meglio se la fai in due.[/indent] In pratica ieri mi sono laureato (perfettamente nei tempi) per scoprire che la Cattolica non accetta più domande per Economia (scadenza 17 settembre) e con la storia dei nostri esami a multipli di 2 (4, 6, 8) e i loro a multipli di 5 (5, 10), ogni settore disciplinare rosicchia uno, due o tre punti, bruciandomene una decina, e fermandomi a 133/180. Cioè sette stupidi crediti sotto il 140 minimo per Lettere (comunicazione mediale). Insomma, son pronto, accarezzo una mazza da baseball Yankees e lunedì mattina sarò in segreteria. In alternativa, visto che il panorama universitario italiano è una immondizia indescrivibile, andrò in Australia, forse a Brisbane (university of queensland) o Melbourne. Vedremo. </description>
<gbloguser>http://Novecento.etz.it/blog/post/427</gbloguser>
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 Una cosa importante ho imparato da questa esperienza di laureaggio.<br /> <br /> <div style="margin-left:20px;"> Se hai tre anni di tempo per fare una cosa, e tutti generalmente ce ne mettono quattro, &egrave; meglio se la fai in due.</div><br /> In pratica ieri mi sono laureato (perfettamente nei tempi) per scoprire che la Cattolica non accetta pi&ugrave; domande per Economia (scadenza 17 settembre) e con la storia dei nostri esami a multipli di 2 (4, 6, 8) e i loro a multipli di 5 (5, 10), ogni settore disciplinare rosicchia uno, due o tre punti, bruciandomene una decina, e fermandomi a 133/180. Cio&egrave; sette stupidi crediti sotto il 140 minimo per Lettere (comunicazione mediale).<br /> Insomma, son pronto, accarezzo una mazza da baseball Yankees e luned&igrave; mattina sar&ograve; in segreteria.<br /> In alternativa, visto che il panorama universitario italiano &egrave; una immondizia indescrivibile, andr&ograve; in Australia, forse a Brisbane (university of queensland) o Melbourne. Vedremo. 
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<dc:date>2004-09-24T11:09:42+01:00</dc:date>
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<title> cartolina da Dubai </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/355</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=355</comments>
<description> ciao etzini, ecco un dispaccio velocissimo da Dubai. Sono connesso da camera mia col mio computer, anche se non posso fare nessuna operazione da https e quindi bancarie e telefoniche. Inoltre mi hanno spiegato che la maggiorparte dei siti mondiali sono banditi da questa connessione in quanto potenzialmente pericolosi. Se scarico una foto di Didi, probabilmente mi lapidano. Comunque è uno spettacolo, fa un caldo impressionante e umidissimo, ma la città non ha niente da invidiare a New York e l&amp;#039;aeroporto invece ha parecchio da farsi invidiare dal Jfk. Domani andrò in centro per compere dopo il primo giorno di acclimatamento odierno (dormire, pranzo, abbronzare, tè, aria condizionata a palla). Con buona probabilità riuscirò a pubblicare delle foto prossimamente, in un diario. E sarò il primo diarista in diretta.  yó! La connessione costa poco: con una bottiglia d&amp;#039;acqua (che vale 3 euro) ci fo tre mezz&amp;#039;ore.  A riguardo degli acquisti per i miei fellow etzers. Comprare telefoni è sconsigliato, c&amp;#039;è rischio che non funzionino in italia. Chiederò meglio ai negotziers, ma mi fido poco. Dicono invece che conviene comprare roba tipo fotocamere digitali, e in particolare Canon, Sony e JVC, perché hanno stabilimenti qui in zona. L&amp;#039;ipod non sapeva neanche cosa fosse, ma promette bene. Alla dogana, dicono, nessun problema. Yó. Come direbbe nicola, me l&amp;#039;ammollo. A presto gente con qualche foto. Buon lavoro!   Questo è il commento che esce quando cerco di entrare in qualche community finlandese  [quote=&quot;UAE&quot;]We apologize the site you are attempting to visit has been blocked due to its content being inconsistent with the religious, cultural, political and moral values of the United Arab Emirates[/quote]  Tra poco beccheranno anche etz. </description>
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 ciao etzini,<br /> ecco un dispaccio velocissimo da Dubai.<br /> Sono connesso da camera mia col mio computer, anche se non posso fare nessuna operazione da https e quindi bancarie e telefoniche. Inoltre mi hanno spiegato che la maggiorparte dei siti mondiali sono banditi da questa connessione in quanto potenzialmente pericolosi. Se scarico una foto di Didi, probabilmente mi lapidano.<br /> Comunque &egrave; uno spettacolo, fa un caldo impressionante e umidissimo, ma la citt&agrave; non ha niente da invidiare a New York e l&#039;aeroporto invece ha parecchio da farsi invidiare dal Jfk. Domani andr&ograve; in centro per compere dopo il primo giorno di acclimatamento odierno (dormire, pranzo, abbronzare, t&egrave;, aria condizionata a palla).<br /> Con buona probabilit&agrave; riuscir&ograve; a pubblicare delle foto prossimamente, in un diario. E sar&ograve; il primo diarista <b>in diretta</b>. \o/ y&oacute;!<br /> La connessione costa poco: con una bottiglia d&#039;acqua (che vale 3 euro) ci fo tre mezz&#039;ore.<br /> <br /> A riguardo degli acquisti per i miei fellow etzers.<br /> Comprare telefoni &egrave; sconsigliato, c&#039;&egrave; rischio che non funzionino in italia. Chieder&ograve; meglio ai negotziers, ma mi fido poco.<br /> Dicono invece che conviene comprare roba tipo fotocamere digitali, e in particolare Canon, Sony e JVC, perch&eacute; hanno stabilimenti qui in zona.<br /> L&#039;ipod non sapeva neanche cosa fosse, ma promette bene. Alla dogana, dicono, nessun problema.<br /> Y&oacute;.<br /> Come direbbe nicola, me l&#039;ammollo.<br /> A presto gente con qualche foto. Buon lavoro! :P<br /> <br /> Questo &egrave; il commento che esce quando cerco di entrare in qualche community finlandese<br /> <br /> <div class="quote"><b>&quot;UAE&quot; ha detto:</b><br /><br />We apologize the site you are attempting to visit has been blocked due to its content being inconsistent with the religious, cultural, political and moral values of the United Arab Emirates</div><br /> <br /> Tra poco beccheranno anche etz. 
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<dc:date>2004-09-15T17:09:20+01:00</dc:date>
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<title> Passport found!!!!! </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/316</link>
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<description> Sìììììììììììììììì Si parte! Il passaporto era nella tasca di una giacca che avevo in macchina da sei mesi. L&amp;#039;abbiamo trovato grazie alla ricerca mentale con un breve brainstorming lungo tre giorni e percorso su telefonini, chat e dal vivo, tra me e mia madre. Alla fine gli indizi portavano all&amp;#039;ultima crociera, al fatto che non avevo marsupi, alla mia attitudine a mettermi una giacca anche quando fa caldo, alla mia mania di avere sempre un documento molto valido a portata di mano, al fatto che scendendo da una nave da crociera volessi rendermi professionale, quindi tenere un passaporto nel taschino alto. Infatti, scendo in macchina, riesumo la giacca da qualche meandro sotto i sedili e prima di tirarla fuori gli infilo insinuoso una mano in tasca, e lo trovo, semplicemente. Al tatto era lui, lo sapevo, poi è scintillato un colore rossiccio, e allora ho quasi urlato (io, proprio io, ma era più un Ah-AAH!) Insomma, si parte. Lunedì, Dubai, arrivo! </description>
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 S&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;&igrave;<br /> Si parte! Il passaporto era nella tasca di una giacca che avevo in macchina da sei mesi. L&#039;abbiamo trovato grazie alla ricerca mentale con un breve brainstorming lungo tre giorni e percorso su telefonini, chat e dal vivo, tra me e mia madre.<br /> Alla fine gli indizi portavano all&#039;ultima crociera, al fatto che non avevo marsupi, alla mia attitudine a mettermi una giacca anche quando fa caldo, alla mia mania di avere sempre un documento molto valido a portata di mano, al fatto che scendendo da una nave da crociera volessi rendermi professionale, quindi tenere un passaporto nel taschino alto. Infatti, scendo in macchina, riesumo la giacca da qualche meandro sotto i sedili e prima di tirarla fuori gli infilo insinuoso una mano in tasca, e lo trovo, semplicemente. Al tatto era lui, lo sapevo, poi &egrave; scintillato un colore rossiccio, e allora ho quasi urlato (io, proprio io, ma era pi&ugrave; un Ah-AAH!)<br /> Insomma, si parte. Luned&igrave;, Dubai, arrivo! 
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<dc:date>2004-09-11T13:09:23+01:00</dc:date>
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<title> Dove va la lingua italiana delluso </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/302</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=302</comments>
<description> Il neo-standard visto da internet  La lingua italiana cambia. Ma per sapere che cosa cambia e verso quali direzioni, bisognerebbe sapere che cosè litaliano. E non è che non lo si sappia: è che litaliano non esiste. O meglio, ne esistono tanti, regionali, settoriali, scritti e orali, e coloro che dettano le regole, cioè coloro che parlano italiano, non hanno ancora trovato uno standard delluso.  Si dice che litaliano non è ancora standardizzato. È giovane, del resto, e presenta ancora parole annacquate, significati sfaccettati, sinonimi un po vaghi, incauti prestiti stranieri. Gli italiani non parlano tutti la stessa lingua. Ci avevano provato, a fare uno standard, Dante, il Bembo, Manzoni, Ascoli, i grammatici, persino Mussolini, poi la Rai. Eppure litaliano scritto è sempre stato radicalmente diverso dallorale e un orale comune non è mai esistito. Dai volgari del Duecento, ai dialetti, alle varianti ditaliano, gli italiani hanno sempre parlato lingue diverse, hanno scritto in unaltra ancora e hanno sempre pronunciato le (stesse) parole in modi diversi.  Parlare di slang significa entrare in vari gruppi sociali, in varie zone geografiche, ed ascoltare e capire. Ma il linguaggio muta e loralità non si lascia catturare facilmente. E il sociolinguista impazzisce. Cè una soluzione, ce labbiamo davanti agli occhi mentre scriviamo sui nostri computer. Cè un luogo in cui lo slang entra e si lascia vedere. Le chat, le email, i blog: i linguaggi di internet creano e diffondono tendenze, e quel che è più importante, lasciano una traccia di sé: per poco, ma tutto resta scritto, è un orale che si scrive. E, al contrario delle altre (poche) occasioni di scrittura del parlante italiano, si scrive velocemente, informalmente, e gratis. Il sociolinguista impazzisce di nuovo, ma di gioia. Poi prende in mano il materiale e nel preciso momento in cui legge «xkè adexo cè qlc1 ke pensa ke d lui vojo sl il lato positivo??» forse gli prende un colpo. Ma con un attimo di focalizzazione riesce anche a decodificarla. Qui cè soprattutto semplice abbreviazione (x skrivere + in fretta), ma anche una nuova morfologia, codificata su nuove e diverse corrispondenze fonetiche. X si trova a indicare sia il suono /per/ (xkè) che /ss/ (adexo). Il /per/ è la pronuncia di un simbolo matematico, qlc1 un misto di abbreviazione e ricodifica fonetica del numero uno. Sono fenomeni limitati a internet, alla chat, ai forum, alle email, agli SMS, che probabilmente non attaccheranno mai la lingua italiana scritta (se non altro per la nostra eccezionale storia letteraria), ma nel gergo di internet cè da notare anche qualcosa che va al di là delle abbreviazioni. È tutta la tendenza verso il cosiddetto italiano neo-standard.  Il neo-standard è quella lingua che parliamo tutti i giorni: la lingua delluso comune. Se ce ne fosse una uguale per tutti gli italiani sarebbe più comodo, ma naturalmente non è così. Ogni zona ha la sua lingua duso, quindi si può dire che il neo-standard raccoglie tutti i tratti comuni delle molte varianti. Qualche esempio? Il lui/lei/loro come soggetto, al posto di egli/ella/essi, così come il dativo plurale gli che sta ormai sostituendo loro nella maggior parte delle realizzazioni. (E si dovrebbe anche citare il te soggetto, ma ancora non osiamo). Ma anche nella sintassi: le variazioni dellordine delle parole (sei andato dove, ieri?), le forme di raddoppiamento con pronomi pleonastici (lhai preso il libro?) eccetera. Poi luso dei modi e tempi verbali, il che polivalente (li vedo che arrivano) e tutte le parole nuove, chiaramente. Un caso interessante è perplimere (rendere perplesso), inventato dal comico Corrado Guzzanti nei primi anni Novanta, nella prosa creativa del personaggio Rokko Smitherson. Il verbo è ormai parte del nostro vocabolario neo-standard, dal momento che, anche secondo lAccademia della Crusca, come morfologia è perfettamente adeguato e oltretutto colma una lacuna lessicale della nostra lingua.  La lingua duso è anche quella che utilizziamo su internet. Infatti ricercare un termine su un motore di ricerca è un metodo molto usato per controllarne la correttezza, e per esempio le forme di perplimere compaiono quasi 4000 volte, tra siti e gruppi di discussione. Eppure sul DeMauro perplimere non cè.  Ci sarebbe utile contare anche tutte le occorrenze nei discorsi orali dei parlanti (il sociolinguista darebbe proprio di matto), ma per ora è impossibile. Usiamo Google, allora, oppure facciamo un giro in chat. Potremmo scoprire cose che probabilmente sapevamo già, come che perplimere esiste. Ma sapere di sapere a volte ci rende più sicuri, e rende la nostra lingua più standard, o neo-standard.  </description>
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 Il neo-standard visto da internet<br /> <br /> La lingua italiana cambia. Ma per sapere che cosa cambia e verso quali direzioni, bisognerebbe sapere che cos&egrave; litaliano. E non &egrave; che non lo si sappia: &egrave; che litaliano non esiste. O meglio, ne esistono tanti, regionali, settoriali, scritti e orali, e coloro che dettano le regole, cio&egrave; coloro che parlano italiano, non hanno ancora trovato uno standard delluso. <br /> Si dice che litaliano non &egrave; ancora standardizzato. &Egrave; giovane, del resto, e presenta ancora parole annacquate, significati sfaccettati, sinonimi un po vaghi, incauti prestiti stranieri.<br /> Gli italiani non parlano tutti la stessa lingua. Ci avevano provato, a fare uno standard, Dante, il Bembo, Manzoni, Ascoli, i grammatici, persino Mussolini, poi la Rai. Eppure litaliano scritto &egrave; sempre stato radicalmente diverso dallorale e un orale comune non &egrave; mai esistito. Dai volgari del Duecento, ai dialetti, alle varianti ditaliano, gli italiani hanno sempre parlato lingue diverse, hanno scritto in unaltra ancora e hanno sempre pronunciato le (stesse) parole in modi diversi.<br /> <br /> Parlare di slang significa entrare in vari gruppi sociali, in varie zone geografiche, ed ascoltare e capire. Ma il linguaggio muta e loralit&agrave; non si lascia catturare facilmente. E il sociolinguista impazzisce.<br /> C&egrave; una soluzione, ce labbiamo davanti agli occhi mentre scriviamo sui nostri computer. C&egrave; un luogo in cui lo slang entra e si lascia vedere. Le chat, le email, i blog: i linguaggi di internet creano e diffondono tendenze, e quel che &egrave; pi&ugrave; importante, lasciano una traccia di s&eacute;: per poco, ma tutto resta scritto, &egrave; un orale che si scrive. E, al contrario delle altre (poche) occasioni di scrittura del parlante italiano, si scrive velocemente, informalmente, e gratis.<br /> Il sociolinguista impazzisce di nuovo, ma di gioia. Poi prende in mano il materiale e nel preciso momento in cui legge &laquo;xk&egrave; adexo c&egrave; qlc1 ke pensa ke d lui vojo sl il lato positivo??&raquo; forse gli prende un colpo. Ma con un attimo di focalizzazione riesce anche a decodificarla. Qui c&egrave; soprattutto semplice abbreviazione (x skrivere + in fretta), ma anche una nuova morfologia, codificata su nuove e diverse corrispondenze fonetiche. X si trova a indicare sia il suono /per/ (xk&egrave;) che /ss/ (adexo). Il /per/ &egrave; la pronuncia di un simbolo matematico, qlc1 un misto di abbreviazione e ricodifica fonetica del numero uno. Sono fenomeni limitati a internet, alla chat, ai forum, alle email, agli SMS, che probabilmente non attaccheranno mai la lingua italiana scritta (se non altro per la nostra eccezionale storia letteraria), ma nel gergo di internet c&egrave; da notare anche qualcosa che va al di l&agrave; delle abbreviazioni. &Egrave; tutta la tendenza verso il cosiddetto italiano neo-standard.<br /> <br /> Il neo-standard &egrave; quella lingua che parliamo tutti i giorni: la lingua delluso comune. Se ce ne fosse una uguale per tutti gli italiani sarebbe pi&ugrave; comodo, ma naturalmente non &egrave; cos&igrave;. Ogni zona ha la sua lingua duso, quindi si pu&ograve; dire che il neo-standard raccoglie tutti i tratti comuni delle molte varianti. Qualche esempio? Il lui/lei/loro come soggetto, al posto di egli/ella/essi, cos&igrave; come il dativo plurale gli che sta ormai sostituendo loro nella maggior parte delle realizzazioni. (E si dovrebbe anche citare il te soggetto, ma ancora non osiamo). Ma anche nella sintassi: le variazioni dellordine delle parole (sei andato dove, ieri?), le forme di raddoppiamento con pronomi pleonastici (lhai preso il libro?) eccetera. Poi luso dei modi e tempi verbali, il che polivalente (li vedo che arrivano) e tutte le parole nuove, chiaramente. Un caso interessante &egrave; perplimere (rendere perplesso), inventato dal comico Corrado Guzzanti nei primi anni Novanta, nella prosa creativa del personaggio Rokko Smitherson. Il verbo &egrave; ormai parte del nostro vocabolario neo-standard, dal momento che, anche secondo lAccademia della Crusca, come morfologia &egrave; perfettamente adeguato e oltretutto colma una lacuna lessicale della nostra lingua.<br /> <br /> La lingua duso &egrave; anche quella che utilizziamo su internet. Infatti ricercare un termine su un motore di ricerca &egrave; un metodo molto usato per controllarne la correttezza, e per esempio le forme di perplimere compaiono quasi 4000 volte, tra siti e gruppi di discussione. Eppure sul DeMauro perplimere non c&egrave;.<br /> <br /> Ci sarebbe utile contare anche tutte le occorrenze nei discorsi orali dei parlanti (il sociolinguista darebbe proprio di matto), ma per ora &egrave; impossibile. Usiamo Google, allora, oppure facciamo un giro in chat. Potremmo scoprire cose che probabilmente sapevamo gi&agrave;, come che perplimere esiste. Ma sapere di sapere a volte ci rende pi&ugrave; sicuri, e rende la nostra lingua pi&ugrave; standard, o neo-standard.<br />  
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<dc:date>2004-09-09T00:09:43+01:00</dc:date>
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<title> onde </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/257</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=257</comments>
<description> Che roba, che roba, che istante. Non so se riesco a tenere d&amp;#039;occhio tutto. Voglio dire, compio ventidue anni, e d&amp;#039;accordo, questo accade tutti gli anni. Non ne compio ventidue tutte le volte, ma un numero vale come l&amp;#039;altro e tanto io per me son fermo a diciotto. Però, è mica finita. Tra tre giorni consegno la tesi di laurea, e via. E tra due settimane, io e la mia eterna fidanzata (Siena) ci diremo addio e addiavolo, e via. Un trasloco, una laurea, un compleanno, un viaggio a Dubai, un addio, una nuova università. E mentre sono qui che fluttuo come un fantasma, vado a fare l&amp;#039;ultimo esame (semiologia), prendo un appassionato trenta, e mentre cammino verso casa, attraverso la mia piazza, e di fianco alla Fonte c&amp;#039;è una ragazza, con un librettino giallo in mano, che si siede per terra. Il librettino è quello con le informazioni dell&amp;#039;università di Siena, il luogo è lo stesso luogo che avevo scelto io, esattamente tre anni fa, con lo stesso libretto in mano. </description>
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 Che roba, che roba, che istante. Non so se riesco a tenere d&#039;occhio tutto.<br /> Voglio dire, compio ventidue anni, e d&#039;accordo, questo accade tutti gli anni. Non ne compio ventidue tutte le volte, ma un numero vale come l&#039;altro e tanto io per me son fermo a diciotto. Per&ograve;, &egrave; mica finita.<br /> Tra tre giorni consegno la tesi di laurea, e via. E tra due settimane, io e la mia eterna fidanzata (Siena) ci diremo addio e addiavolo, e via.<br /> Un trasloco, una laurea, un compleanno, un viaggio a Dubai, un addio, una nuova universit&agrave;.<br /> E mentre sono qui che fluttuo come un fantasma, vado a fare l&#039;ultimo esame (semiologia), prendo un appassionato trenta, e mentre cammino verso casa, attraverso la mia piazza, e di fianco alla Fonte c&#039;&egrave; una ragazza, con un librettino giallo in mano, che si siede per terra. Il librettino &egrave; quello con le informazioni dell&#039;universit&agrave; di Siena, il luogo &egrave; lo stesso luogo che avevo scelto io, esattamente tre anni fa, con lo stesso libretto in mano. 
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<dc:date>2004-09-04T01:09:57+01:00</dc:date>
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<title> Concorso EU di fotografia digitale </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/145</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=145</comments>
<description> Ho trovato un interessante concorso di fotografia digitale in Slovenia, legato all&amp;#039;UE. Le regole sono un po&amp;#039; vaghe, dicono solo i nomi delle due sezioni, &quot;youth&quot; e &quot;free&quot;, ma la partecipazione è gratuita e mi pare simpatico partecipare ad una iniziativa giovanile di acceding countries. Purtroppo il sito è quasi tutto in sloveno  Almeno le regole sono leggibili e l&amp;#039;invio delle foto è molto semplice e informale.  Dateci un&amp;#039;occhiata, magari si fa un salto. </description>
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 Ho trovato un interessante concorso di fotografia digitale in Slovenia, legato all&#039;UE.<br /> Le regole sono un po&#039; vaghe, dicono solo i nomi delle due sezioni, &quot;youth&quot; e &quot;free&quot;, ma la partecipazione &egrave; gratuita e mi pare simpatico partecipare ad una iniziativa giovanile di acceding countries.<br /> Purtroppo il sito &egrave; quasi tutto in sloveno :/<br /> Almeno le <a href="http://www.kanalmladih.com/v3_default.asp?l1=0&amp;l2=39&amp;l3=1" target="_blank">regole</a> sono leggibili e l&#039;invio delle foto &egrave; molto semplice e informale.<br /> <br /> Dateci un&#039;occhiata, magari si fa un salto. 
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<dc:date>2004-08-14T13:08:07+01:00</dc:date>
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<title> La mia biografia </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/83</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=83</comments>
<description> Ieri, backuppando e formattando (è stata una giornata tremenda) mi son ritrovato in mano un vecchio (ma vecchio) documento. È la mia biografia, che avevo scritto per il mio primo sito personale. Era un sito nero, tutto nero, con righe verdi fosforescenti. Non così male, in realtà, avevo sedici anni. (Adesso non ho neanche più un sito personale). Ma non è che ieri m&amp;#039;è capitata in mano il testo che avevo scritto io. In realtà ho trovato il file &quot;mia biografia in finlandese.txt&quot;, cioè la traduzione del mio testo, ad opera di Hanna, una mia vecchia amica finlandese. Lo tenevo al sicuro, perché avrebbe potuto venirmi utile in futuro. E infatti ora lo voglio pubblicare, perché è bellissimo. Qualcuno di voi non ci capirà niente, ma dovete capire che su di me ha uno strano effetto, perché ho studiato finlandese (per hobby) un tutti questi 6 anni che mi separano da quel testo, e non ho imparato niente!!! No scherzo, fa effetto perché adesso riesco pure un po&amp;#039; a capirlo.  Leggete, leggete (e poi innamoratevi della lingua finlandese):  [quote=Novecento]Nimeni on Giorgio. Olen 16-vuotias (synnyin Torinossa 4. syyskuuta 1982) ja asun kauniissa kaupungissa Italiassa. Se sijaitsee luoteessa (Piemontessa Padanyssa) ja sen nimi on Alba. Asun veljeni Geggion kanssa, joka on hyvin tylsä. Tyttöystävää ei ole. Käyn Liceo Scientificon kolmatta luokkaa, se on koulu joka valmistaa yliopistoon. Opiskelen yliopistossa englantia 4 tuntia viikossa (englanti on  suosikkiaineeni) Pidän monista asioista... Suosikkiurheilulajini on ralli. Se on hyvin suosittua täällä, mutta sitä ei tunneta Amerikassa.  Valitettavasti täällä Italiassa saa ajokortin vasta 18-vuotiaana, joten minun on odotettava vielä 2 vuotta (huokaus!) Voin kuintenkin ajaa ympäri kaupunkia mooottoripyörälläni, joka on 50 cc. (kesällä ajan rannalle yleensä skootterilla (100 km/ noin 60 mailia). En ole urheilullinen, istun mieluummin tietokoneeni ääressä ja teen webbisivuja (tai pelaan!) Talvisin lumilautailen, pärjään kohtalaisesti, mutta koska en ole milloinkaan kilpaillut, ehkä sitä ei voi laskea todelliseksi urheilulajikseni. Pysyäkseni kunnossa käyn punttisalilla 3 kertaa viikossa ja pidän siitä hyvin paljon.  Pidän myös matkustamisesta. Perheeni matkustaa paljon ja menen yleensä isäni mukaan. Olen ollut Euroopan ulkopuolella vain kahdesti, kävin ensimmäisellä kerralla Nykissä ja Miamissa ja toisella kerralla kävimme autolla Kaliforniassa ja kaikissa läntisen USA:n kansallispuistoissa (paitsi Yellowstonessa). Viimeisin matkani oli Suomeen. Pidin Suomesta paljon ja yritän opetella suomea muutaman ystäväni avulla. Rakastan filosofian kirjojen lukemista Kun olen kotona, eikä ole paljoa kotitehtäviä, rakastan filosofian kirjojen lukemista. Olen äskettäin lukenut Marcel Proustin &amp;#039;Un amour de Swannin&amp;#039;, Herman Hessen Siddhartan ja Arthur Schopenauerin &amp;#039;Onnellisuuden taidon&amp;#039;. Tällä hetkellä luen Paulo Coelhon kirjaa. Rakastan myös Wilbur Smithiä ja olen lukenut 14 hänen 24 kirjastaan. Meillä on valtava elokuvakokoelma (noin 700 videokasettia) ja pidän niiden katselemisesta vapaa-aikanani. Suosikkielokuviani ovat Independence Day (nähnyt 7 kertaa), Titanic, Forrest Gump, Air Force One, Top Gun ja vielä Disneyfilmit (Leijonakuningas (nähnyt 16 kertaa) ja Herkules ovat parhaat) Lempinäyttelijättäreni on Claire Danes ja suosikkinäyttelijäni on Jim Carey. Terveisiä En oikein tiedä, mitä muuta kertoisin... Tahtoisin sanoa &amp;#039;hei&amp;#039; online ystävilleni, kuten Lelille, Hannalle, Kajsalle, Julietille, Chrisinelle, Albertolle jne. Lopuksi ehkä parhaille koulukavereilleni jotka eivät tosin pysty lukemaan tätä, koska eivät pääse &amp;#039;nettiin, mutta tahtoisin tervehtiä myös heitä: moi Luca, Paolo, Mario, Davido, Marco sekä kaikki jotka minut tuntevat.[/quote] </description>
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 Ieri, backuppando e formattando (&egrave; stata una giornata tremenda) mi son ritrovato in mano un vecchio (ma vecchio) documento.<br /> &Egrave; la mia biografia, che avevo scritto per il mio primo sito personale. Era un sito nero, tutto nero, con righe verdi fosforescenti. Non cos&igrave; male, in realt&agrave;, avevo sedici anni. (Adesso non ho neanche pi&ugrave; un sito personale).<br /> Ma non &egrave; che ieri m&#039;&egrave; capitata in mano il testo che avevo scritto io. In realt&agrave; ho trovato il file &quot;mia biografia in finlandese.txt&quot;, cio&egrave; la traduzione del mio testo, ad opera di Hanna, una mia vecchia amica finlandese. Lo tenevo al sicuro, perch&eacute; avrebbe potuto venirmi utile in futuro.<br /> E infatti ora lo voglio pubblicare, perch&eacute; &egrave; bellissimo.<br /> Qualcuno di voi non ci capir&agrave; niente, ma dovete capire che su di me ha uno strano effetto, perch&eacute; ho studiato finlandese (per hobby) un tutti questi 6 anni che mi separano da quel testo, e non ho imparato niente!!! No scherzo, fa effetto perch&eacute; adesso riesco pure un po&#039; a capirlo. <br /> Leggete, leggete (e poi innamoratevi della lingua finlandese):<br /> <br /> <div class="quote"><b>Novecento ha detto:</b><br /><br />Nimeni on Giorgio. Olen 16-vuotias (synnyin Torinossa 4. syyskuuta 1982) ja asun kauniissa kaupungissa Italiassa. Se sijaitsee luoteessa (Piemontessa Padanyssa) ja sen nimi on Alba. Asun veljeni Geggion kanssa, joka on hyvin tyls&auml;. Tytt&ouml;yst&auml;v&auml;&auml; ei ole. K&auml;yn Liceo Scientificon kolmatta luokkaa, se on koulu joka valmistaa yliopistoon.<br /> Opiskelen yliopistossa englantia 4 tuntia viikossa (englanti on  suosikkiaineeni)<br /> Pid&auml;n monista asioista... Suosikkiurheilulajini on ralli. Se on hyvin suosittua t&auml;&auml;ll&auml;, mutta sit&auml; ei tunneta Amerikassa. <br /> Valitettavasti t&auml;&auml;ll&auml; Italiassa saa ajokortin vasta 18-vuotiaana, joten minun on<br /> odotettava viel&auml; 2 vuotta (huokaus!) Voin kuintenkin ajaa ymp&auml;ri kaupunkia mooottoripy&ouml;r&auml;ll&auml;ni, joka on 50 cc. (kes&auml;ll&auml; ajan rannalle yleens&auml; skootterilla (100 km/ noin 60 mailia). En ole urheilullinen, istun mieluummin tietokoneeni &auml;&auml;ress&auml; ja teen webbisivuja (tai pelaan!)<br /> Talvisin lumilautailen, p&auml;rj&auml;&auml;n kohtalaisesti, mutta koska en ole milloinkaan kilpaillut, ehk&auml; sit&auml; ei voi laskea todelliseksi urheilulajikseni. Pysy&auml;kseni kunnossa k&auml;yn punttisalilla 3 kertaa viikossa ja pid&auml;n siit&auml; hyvin paljon. <br /> Pid&auml;n my&ouml;s matkustamisesta. Perheeni matkustaa paljon ja menen yleens&auml; is&auml;ni mukaan. Olen ollut Euroopan ulkopuolella vain kahdesti, k&auml;vin ensimm&auml;isell&auml; kerralla Nykiss&auml; ja Miamissa ja toisella kerralla k&auml;vimme autolla Kaliforniassa ja kaikissa l&auml;ntisen USA:n kansallispuistoissa (paitsi Yellowstonessa). Viimeisin matkani oli Suomeen. Pidin Suomesta paljon ja yrit&auml;n opetella suomea muutaman yst&auml;v&auml;ni avulla.<br /> Rakastan filosofian kirjojen lukemista<br /> Kun olen kotona, eik&auml; ole paljoa kotiteht&auml;vi&auml;, rakastan filosofian kirjojen lukemista. Olen &auml;skett&auml;in lukenut Marcel Proustin &#039;Un amour de Swannin&#039;, Herman Hessen Siddhartan ja Arthur Schopenauerin &#039;Onnellisuuden taidon&#039;. T&auml;ll&auml; hetkell&auml; luen Paulo Coelhon kirjaa. Rakastan my&ouml;s Wilbur Smithi&auml; ja olen lukenut 14 h&auml;nen 24 kirjastaan.<br /> Meill&auml; on valtava elokuvakokoelma (noin 700 videokasettia) ja pid&auml;n niiden katselemisesta vapaa-aikanani. Suosikkielokuviani ovat Independence Day (n&auml;hnyt 7 kertaa), Titanic, Forrest Gump, Air Force One, Top Gun ja viel&auml; Disneyfilmit (Leijonakuningas (n&auml;hnyt 16 kertaa) ja Herkules ovat parhaat) Lempin&auml;yttelij&auml;tt&auml;reni on Claire Danes ja suosikkin&auml;yttelij&auml;ni on Jim Carey.<br /> Terveisi&auml; En oikein tied&auml;, mit&auml; muuta kertoisin... Tahtoisin sanoa &#039;hei&#039; online yst&auml;villeni, kuten Lelille, Hannalle, Kajsalle, Julietille, Chrisinelle, Albertolle jne. Lopuksi ehk&auml; parhaille koulukavereilleni jotka eiv&auml;t tosin pysty lukemaan t&auml;t&auml;, koska eiv&auml;t p&auml;&auml;se &#039;nettiin, mutta tahtoisin tervehti&auml; my&ouml;s heit&auml;: moi Luca, Paolo, Mario, Davido, Marco sek&auml; kaikki jotka minut tuntevat.</div> 
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<dc:date>2004-07-29T21:07:46+01:00</dc:date>
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<title> La scaletta della mia tesi </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/35</link>
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<description> La telematica per lintegrazione culturale in Europa Immagine on-line e comunicazione multilingue nellUnione Europea a 25 stati  -	Volo duccello sui territori e sui popoli di unUnione allargata -	Integrazione e comunicazione tra le culture europee: analisi e prospettive -	Politica linguistica delle Istituzioni europee e loro responsabilità nei confronti dei cittadini -	Traduzione e interpretariato in UE -	Produzione e diffusione delle informazioni: il ruolo di Internet -	Feedback dei cittadini attraverso le lingue e i mezzi di comunicazione -	Internet per lintegrazione europea: iniziative istituzionali e non istituzionali -	Potenzialità delle-learning nellinsegnamento delle lingue straniere   Che ve ne pare? </description>
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 La telematica per lintegrazione culturale in Europa<br /> Immagine on-line e comunicazione multilingue nellUnione Europea a 25 stati<br /> <br /> -	Volo duccello sui territori e sui popoli di unUnione allargata<br /> -	Integrazione e comunicazione tra le culture europee: analisi e prospettive<br /> -	Politica linguistica delle Istituzioni europee e loro responsabilit&agrave; nei confronti dei cittadini<br /> -	Traduzione e interpretariato in UE<br /> -	Produzione e diffusione delle informazioni: il ruolo di Internet<br /> -	Feedback dei cittadini attraverso le lingue e i mezzi di comunicazione<br /> -	Internet per lintegrazione europea: iniziative istituzionali e non istituzionali<br /> -	Potenzialit&agrave; delle-learning nellinsegnamento delle lingue straniere<br /> <br /> <br /> Che ve ne pare? 
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<dc:date>2004-05-31T14:05:55+01:00</dc:date>
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<item>
<title> Dignità perduta </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/33</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=33</comments>
<description> In questi mesi si leggono e si ascoltano diverse pubblicità in difesa degli animali. Abbandoniamo migliaia di cani e gatti ogni anno. Le campagne pubblicitarie a riguardo, col passare del tempo si sono fatte sempre più cruente e dirette, e il numero degli abbandoni, ciononostante, è cresciuto del 50% tra il 2001 e il 2003 (dati PETA). Personalmente, ho un gatto bianco a cui voglio bene e non ho mai abbandonato nessuno, né conosco nessuno che lo abbia fatto, quindi le cifre mi turbano ma i messaggi pubblicitari che mi capita di leggere a proposito mi lasciano perplesso. Cito: Gli manca la parola. Per tua fortuna (foto di un gattino che piange  pubblicità ENPA, agenzia Grazia Neri). Fortuna di chi? Mia? Non è rivolta a me, daccordo, allora proseguo. In TV viene inscenato un processo dove i giurati sono figure animali, e mi si dice che dovrei essere giudicato da loro. Oh. In autostrada vengo sovrastato da cubitali BASTARDO, e allora mi arrabbio. Da ingenuo spettatore mi sento preso in giro da bordate offensive senza visibile destinatario, allora comincio a pensare alla storia e ai meccanismi della questione, a cercare di capire dove questa follia comunicativa ha avuto inizio. Cera una volta la Pubblicità Progresso in bianco e nero, posata, riflessiva, argomentata. Poi venne la campagna della Lega Nazionale per la Difesa del Cane che tutti ricordiamo bene per lhead line Lunico vero bastardo sei tu che lo abbandoni. E ha avuto un talmente grande successo che ad oggi è rimasto solo BASTARDO enorme e il resto è posto quasi come rimando in nota. Contemporaneamente gli abbandoni sono aumentati del 50%, e contemporaneamente lENPA mi minaccia per mezzo di un gatto e la TV mi processa attraverso un cane e un pesce in acquario.  La comunicazione sociale è un tipo di comunicazione particolare. Tra le peculiarità che la distinguono dalla commerciale, oltre a quelle stilistiche, cè limpossibilità di verificare immediatamente il successo delle campagne, dato che non si vende nulla. Ma la differenza principale sta nel fatto che gli enti che promuovono la comunicazione sociale non sono in concorrenza. La Pubblicità Progresso si fa per tutti contro tutti, non cè posizionamento e non ci sono competitors. Quindi la sfida, per lagenzia, può essere: o fare clamore per attirare lattenzione (e questo funziona per i problemi non noti), o contribuire ad educare o sensibilizzare correttamente a riguardo di una tematica sociale. Ora, lagenzia della LNDC ha trovato lispirazione geniale del bastardo polisemico, attirando una buona dose di attenzione sul problema. Tutti gli altri boy-scout del settore, allora, han pensato di seguirla e attaccare a destra e a manca per far del bene ai loro zampati protetti. A distanza di anni, la situazione è degenerata dalla provocatorietà alla più irrispettosa offesa, che è negativa per chi ascolta (ovviamente), ma anche per chi parla. Il rischio per lenunciatore, in questo caso, è quello della cosiddetta rimozione selettiva. Lascoltatore, cioè, potrebbe rimuovere in breve tempo il messaggio dalla sua memoria, ritenendolo troppo violento.  Qual è il pubblico dellENPA, quindi? I target sono due: da una parte i potenziali criminali (tanti, a quanto pare dal tono generalista dellhead line. Ma allora è così grave? Se lo fanno tutti!), e dallaltra unaudience inerte, che recepisce laccusa, la schiva, e la dimentica. O tuttal più pensa alla massa di criminali e, in un atto di sommo e saggio giudizio, si assume la paternità dellaccusa e spara nella sua sfuocata folla virtuale. Ma è un processo normale, civile, offendere tutti per far sì che qualcuno offenda qualcun altro?  I media  lo sappiamo e labbiamo già detto  fingono di rispecchiare una società, ma piuttosto la forgiano.  Se emittenti e redazioni rinunciano a educare i propri spettatori e preferiscono invece lasciarsi galleggiare sulla zattera dellintrattenimento di basso livello, siamo convinti che almeno la Pubblicità cosiddetta Progresso non si possa permettere la deriva spettacolare, e che non possa abbassarsi alla ricerca del clamore ad ogni costo. Pretendiamo anzi che la Pubblicità Progresso insegni e educhi, che informi e invogli allazione. E visto che le scienze delleducazione, della comunicazione, della psicologia hanno scoperto (da un bel po) che il buon esempio dà risultati migliori che linvettiva, pretendiamo che la comunicazione sociale (cioè quella pagata dallo stato cioè da noi direttamente e senza ritorni) parli un linguaggio civile e che abbia rispetto del suo pubblico. Perché non si può insegnare il rispetto verso gli animali quando non si rispettano neanche i propri interlocutori.  [img=http://www.debris.it/img/mag/adv-gatto-sml.jpg] </description>
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 In questi mesi si leggono e si ascoltano diverse pubblicit&agrave; in difesa degli animali. Abbandoniamo migliaia di cani e gatti ogni anno. Le campagne pubblicitarie a riguardo, col passare del tempo si sono fatte sempre pi&ugrave; cruente e dirette, e il numero degli abbandoni, ciononostante, &egrave; cresciuto del 50% tra il 2001 e il 2003 (dati PETA).<br /> Personalmente, ho un gatto bianco a cui voglio bene e non ho mai abbandonato nessuno, n&eacute; conosco nessuno che lo abbia fatto, quindi le cifre mi turbano ma i messaggi pubblicitari che mi capita di leggere a proposito mi lasciano perplesso. Cito: Gli manca la parola. Per tua fortuna (foto di un gattino che piange  pubblicit&agrave; ENPA, agenzia Grazia Neri). Fortuna di chi? Mia? Non &egrave; rivolta a me, daccordo, allora proseguo. In TV viene inscenato un processo dove i giurati sono figure animali, e mi si dice che dovrei essere giudicato da loro. Oh. In autostrada vengo sovrastato da cubitali BASTARDO, e allora mi arrabbio.<br /> Da ingenuo spettatore mi sento preso in giro da bordate offensive senza visibile destinatario, allora comincio a pensare alla storia e ai meccanismi della questione, a cercare di capire dove questa follia comunicativa ha avuto inizio.<br /> Cera una volta la Pubblicit&agrave; Progresso in bianco e nero, posata, riflessiva, argomentata. Poi venne la campagna della Lega Nazionale per la Difesa del Cane che tutti ricordiamo bene per lhead line Lunico vero bastardo sei tu che lo abbandoni. E ha avuto un talmente grande successo che ad oggi &egrave; rimasto solo BASTARDO enorme e il resto &egrave; posto quasi come rimando in nota. Contemporaneamente gli abbandoni sono aumentati del 50%, e contemporaneamente lENPA mi minaccia per mezzo di un gatto e la TV mi processa attraverso un cane e un pesce in acquario.<br /> <br /> La comunicazione sociale &egrave; un tipo di comunicazione particolare. Tra le peculiarit&agrave; che la distinguono dalla commerciale, oltre a quelle stilistiche, c&egrave; limpossibilit&agrave; di verificare immediatamente il successo delle campagne, dato che non si vende nulla. Ma la differenza principale sta nel fatto che gli enti che promuovono la comunicazione sociale non sono in concorrenza. La Pubblicit&agrave; Progresso si fa per tutti contro tutti, non c&egrave; posizionamento e non ci sono competitors. Quindi la sfida, per lagenzia, pu&ograve; essere: o fare clamore per attirare lattenzione (e questo funziona per i problemi non noti), o contribuire ad educare o sensibilizzare correttamente a riguardo di una tematica sociale.<br /> Ora, lagenzia della LNDC ha trovato lispirazione geniale del bastardo polisemico, attirando una buona dose di attenzione sul problema. Tutti gli altri boy-scout del settore, allora, han pensato di seguirla e attaccare a destra e a manca per far del bene ai loro zampati protetti.<br /> A distanza di anni, la situazione &egrave; degenerata dalla provocatoriet&agrave; alla pi&ugrave; irrispettosa offesa, che &egrave; negativa per chi ascolta (ovviamente), ma anche per chi parla. Il rischio per lenunciatore, in questo caso, &egrave; quello della cosiddetta rimozione selettiva. Lascoltatore, cio&egrave;, potrebbe rimuovere in breve tempo il messaggio dalla sua memoria, ritenendolo troppo violento.<br /> <br /> Qual &egrave; il pubblico dellENPA, quindi? I target sono due: da una parte i potenziali criminali (tanti, a quanto pare dal tono generalista dellhead line. Ma allora &egrave; cos&igrave; grave? Se lo fanno tutti!), e dallaltra unaudience inerte, che recepisce laccusa, la schiva, e la dimentica. O tuttal pi&ugrave; pensa alla massa di criminali e, in un atto di sommo e saggio giudizio, si assume la paternit&agrave; dellaccusa e spara nella sua sfuocata folla virtuale. Ma &egrave; un processo normale, civile, offendere tutti per far s&igrave; che qualcuno offenda qualcun altro?<br /> <br /> I media  lo sappiamo e labbiamo gi&agrave; detto  fingono di rispecchiare una societ&agrave;, ma piuttosto la forgiano. <br /> Se emittenti e redazioni rinunciano a educare i propri spettatori e preferiscono invece lasciarsi galleggiare sulla zattera dellintrattenimento di basso livello, siamo convinti che almeno la Pubblicit&agrave; cosiddetta Progresso non si possa permettere la deriva spettacolare, e che non possa abbassarsi alla ricerca del clamore ad ogni costo.<br /> Pretendiamo anzi che la Pubblicit&agrave; Progresso insegni e educhi, che informi e invogli allazione. E visto che le scienze delleducazione, della comunicazione, della psicologia hanno scoperto (da un bel po) che il buon esempio d&agrave; risultati migliori che linvettiva, pretendiamo che la comunicazione sociale (cio&egrave; quella pagata dallo stato cio&egrave; da noi direttamente e senza ritorni) parli un linguaggio civile e che abbia rispetto del suo pubblico.<br /> Perch&eacute; non si pu&ograve; insegnare il rispetto verso gli animali quando non si rispettano neanche i propri interlocutori.<br /> <br /> <img src="http://www.debris.it/img/mag/adv-gatto-sml.jpg"> 
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<dc:date>2004-05-30T14:05:09+01:00</dc:date>
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<title> Svolte </title>
<link>http://Novecento.etz.it/blog/post/13</link>
<comments>http://Novecento.etz.it/commblog.php?pid=13</comments>
<description> Mio pubblico invisibile, vorrei dirvi molte cose ma mi rendo conto che nessuna di queste è essenziale. Amo il silenzio, detesto chi abusa dello spazio per fini non degni o non consoni. Ma questo è il primo post del mio blog.  Uno spazio che capita giusto a proposito, perché da questa mattina sono eroso e infastidito da riflessioni che hanno la faccia di essere importanti. Hanno tutta la faccia da irrequieto vento che soffia da nord. Vento di cambiamenti, sì. Insomma, bisogna decidere cosa fare l&amp;#039;anno prossimo. Mi laureo, e poi? Dove vado? Voglio restare qui a Siena, perché no? L&amp;#039;adoro. Perché no. A pranzo ho capito che Siena per me è un vicolo cieco. Non porta da nessuna parte, è un passaggio.  È come quando ti accorgi di non essere più innamorato della tua donna; non è più tua. Siena, non ti amo più, non ti odio più. Stasera le bandiere esposte del Nicchio non mi hanno emozionato come le altre volte. Penserò a Siena come i tre anni della mia formazione universitaria, un grande amore lacrimato dell&amp;#039;adolescenza. Insomma, ho deciso che me ne andrò da qui. </description>
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 Mio pubblico invisibile,<br /> vorrei dirvi molte cose ma mi rendo conto che nessuna di queste &egrave; essenziale. Amo il silenzio, detesto chi abusa dello spazio per fini non degni o non consoni. Ma questo &egrave; il primo post del mio blog.<br /> <br /> Uno spazio che capita giusto a proposito, perch&eacute; da questa mattina sono eroso e infastidito da riflessioni che hanno la faccia di essere importanti. Hanno tutta la faccia da irrequieto vento che soffia da nord. Vento di cambiamenti, s&igrave;.<br /> Insomma, bisogna decidere cosa fare l&#039;anno prossimo. Mi laureo, e poi? Dove vado?<br /> Voglio restare qui a Siena, perch&eacute; no? L&#039;adoro. Perch&eacute; no. A pranzo ho capito che Siena per me &egrave; un vicolo cieco. Non porta da nessuna parte, &egrave; un passaggio. <br /> &Egrave; come quando ti accorgi di non essere pi&ugrave; innamorato della tua donna; non &egrave; pi&ugrave; tua.<br /> Siena, non ti amo pi&ugrave;, non ti odio pi&ugrave;. Stasera le bandiere esposte del Nicchio non mi hanno emozionato come le altre volte.<br /> Penser&ograve; a Siena come i tre anni della mia formazione universitaria, un grande amore lacrimato dell&#039;adolescenza.<br /> Insomma, ho deciso che me ne andr&ograve; da qui. 
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<dc:date>2004-03-27T17:03:04+01:00</dc:date>
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